Guida SEO. Come posizionarsi su Google

Guida SEO. Come posizionarsi su Google

Questa guida SEO, ti spiegherà come lavorare sul tuo sito affinché ti possa posizionare al meglio su Google. Partiamo con una premessa, lavorare al posizionamento di un sito web non è facile e la SEO oggi è diventata molto più complicata. Ricordati che nessuno è in grado di garantire posizionamenti, se ti capita di trovare qualche freelance o qualche web agency che è pronta a garantirti la prima pagina di Google…scappa!
Questa guida SEO è stata scritta pensando al motore di ricerca Google (basta pensare che nel 2018 deteneva il 90% di mercato), ma tutto quello che trovate può essere applicato per il posizionamento in altri motori di ricerca, come ad esempio Bing.

Tutto quello che devi sapere per posizionarti su Google (Guida aggiornata 2020)

Differenza tra indicizzazione e posizionamento

Esiste una sostanziale differenza quando parliamo di indicizzazione e di posizionamento su Google.
Quando diciamo che un sito è indicizzato su Google, vogliamo dire che questo sito si trova semplicemente nell’indice di Google. Il processo di indicizzazione, solitamente, avviene spontaneamente con il trascorrere del tempo, questo perché i BOT di Google, scansionano continuamente la rete alla ricerca di nuove risorse da aggiungere al suo indice. Se il tuo sito non è nuovissimo e casomai viene linkato da altri siti è ancora più facile che Google lo indicizzi. Se vuoi accelerare il processo di indicizzazione, puoi generare la sitemap in formato .xml del tuo sito e sottoporla a Google tramite un’apposita funzione che si trova in Google Search Console.
Ci sono poi alcuni casi in cui potresti non desiderare che alcune pagine del tuo sito vengano indicizzate dal motore di ricerca, in questo caso puoi dare una direttiva di non indicizzazione attraverso l’attributo NOINDEX.
Per inserire in una pagina l’attributo NOINDEX, puoi utilizzare questa stringa di codice html:

<meta name=”robots” content=”noindex”>

Puoi verificare sei il tuo sito è indicizzato su Goolge, semplicemente scrivendo, nella casella di ricerca:

site:nomedeltuosito.it

Passiamo ora a definire cosa è il posizionamento di un sito.
Se desideri ricevere traffico sul tuo sito o sul tuo e-commerce, traffico in target rispetto a quello che è il tuo business, devi lavorare al posizionamento, cioè devi fare in modo che per alcuni specifici termini di ricerca il tuo sito sia visibile nelle prime posizioni di Google. Devi sapere che la prima posizione della prima pagina dei risultati di ricerca riceve oltre il 30% del traffico.

Rapporto tra CTR e posizione su Google

Quindi di per se essere indicizzati non significa avere buoni posizionamenti. Se vuoi monetizzare il tuo progetto web devi per forza di cose lavorare anche sul posizionamento.

Ora per  meglio capire cosa devi fare per posizionare un sito su Google continua a leggere questa guida SEO.

Requisiti per posizionarsi su Google

Vediamo ora quali sono i requisiti che non possono mancare per iniziare a fare un buon lavoro SEO e ottenere  cosi buoni posizionamenti. Tutto quello che segue è fondamentale, stare attenti anche a quelli che sembrano piccoli particolari potrebbe fare una grande differenza.

Inizia dal Mobile

Pensa Mobile, oggi le ricerche avvengono sempre più utilizzando smartphone, questo Google lo sa e si è adeguato avendone fatto un fattore di ranking. Si parla di Mobile-first Indexing, in poche parole, l’algoritmo di Google, sta utilizzando principalmente la versione mobile del contenuto di un sito per classificarlo, per comprendere i dati strutturati e comporre la serp dei risultati di ricerca.

Cosa ci dice sostanzialmente Google:

1) Che se abbiamo un sito Responsive (cioè un sito che si adatta sia a una visione mobile che desktop) o il nostro server risponde mostrando un diverso codice HTML o CSS  modificando così il rendering della pagina rispetto al dispositivo (desktop, mobile), allora non si dovrebbe fare nulla.
2) Se disponiamo invece di una configurazione del sito in cui il contenuto e il markup principali sono diversi su dispositivi mobili e desktop, dovremmo considerare d’intervenire e apportare alcune modifiche al sito.
3) Quando aggiungiamo dati strutturati a un sito mobile, evitiamo di aggiungere markup non pertinenti al contenuto.

Google ci mette a disposizione questo tool per verificare che il nostro sito sia ottimizzato per dispositivi mobile.

Sito navigabile su desktop, smartphone e tablet

Utilizza un CMS SEO friendly

Il nostro sito deve essere realizzato utilizzando una piattaforma che sia SEO friendly.

Ma cosa significa piattaforma SEO friendly?
SEO friendly, significa che questa rispetta alcune regole di carattere tecnico che permettono a Google BOT una corretta scansione del sito.
Una piattaforma è SEO friendly, quando:

  • Possono essere gestiti con facilità i meta tag come title e description
  • Si possono aggiungere testi in pagine, articoli e categorie
  • Quando la struttura degli URL è “parlante”
  • Quando possono essere gestiti i tag delle immagini
  • Quando nel caso di siti multilingua è possibile gestire il tag hreflang
  • Quando il contenuto può essere editato tramite editor HTML
  • Quando è possibile creare con facilità una mappa del sito .xml
  • Quando è possibile generare in file robots.txt
  • Quando permette l’utilizzo di un sistema di caching
  • Quando la struttura del codice è pulita

Mentre queste caratteristiche sono ormai presenti nei più famosi CMS, quando decidiamo di utilizzare piattaforme custom, queste cose devono essere attentamente valutate.

CMS open source SEO friendly:

  1. WordPress
  2. WordPress + Woocommerce (per sviluppo e-commerce)
  3. Prestashop (per sviluppo e-commerce)
  4. Opencart (per sviluppo e-commerce)
  5. Drupal
  6. Joomla

Attenzione all’architettura delle informazioni

Prima di architettura delle informazioni parliamo di crown budget. Google destina, per ogni sito web determinate risorse che impiega per scansionare e analizzare le varie pagine e sezioni del sito stesso. Essendo queste risorse limitate per ogni sito dobbiamo cercare di far si che i Google BOT visiti prima le risorse più importanti, per questo è importante adottare una giusta architettura delle informazioni.
Ricordiamoci che in una situazione ideale ogni pagina si dovrebbe poter raggiungere con un massimo di 3 clic.

Architettura sito web e-commerce

 

Usa i dati strutturati

Google per cercare di fornire a tutti gli utenti i migliori risultati, si impegna costantemente a capire i contenuti di una determinata pagina. Noi possiamo aiutarlo, inserendo nella pagina dei dati strutturati, che non sono altro che un formato standardizzato per fornire informazioni su determinati contenuti (esempio ricette). Attraverso questi, Google sarà in grado di comprendere meglio il contenuto di una pagina.

Dati strutturati

La maggior parte dei dati strutturati utilizza schema.org
Qui trovi invece lo strumento di test per i dati strutturati

I markup di Schema.org vengono comunemente usati per indicare:

Articoli
Condizioni mediche
Eventi
Organizzazioni
Persone
Prodotti
Attività Locali
Recensioni
Ricette

Per i CMS più conosciuti, sono disponibili plugin e addons che servono per implementare i dati strutturati:

WordPress -> Schema
Prestashop -> SEO Structured Data Schema Markup & Rich Snippet Module
Opencart -> Schema.org (Rich Snippets – Microdata – SEO Structured Data)
Drupal -> Schema
Joomla -> Google Structured Data

Vi sono poi alcuni tool che ci permettono di generare i markup di schema -> Microdatagenerator

<script type=’application/ld+json’>
{
“@context”: “http://www.schema.org”,
“@type”: “product”,
“brand”: “Pharmavanity”,
“name”: “Trattamento viso completo”,
“image”: “https://pharmavanity.com/wp-content/uploads/2020/06/trattamento-viso-s2-1-1.png”,
“description”: “Ti invitiamo a provare il nostro trattamento viso completo, per ottenere una pelle così come tu la desideri!\nTre diversi prodotti un solo obiettivo.”,
“aggregateRating”: {
“@type”: “aggregateRating”,
“ratingValue”: “4,9”,
“reviewCount”: “48”
}
}
</script>

Qui trovi invece lo strumento di test per i dati strutturati -> Test controllo dati strutturati

File robots

Il file robots.txt è un file di testo che viene generato e localizzato nella root principale del sito e che serve a dare alcune indicazioni ai web crawlers su quali contenuti andare a scansionare, ancora tramite il file robots si può decidere di bloccare la scansione ad alcuni software.
Quando uno spider arriva su un sito, la prima cosa che ricerca è la presenza del file robots.txt, se ne trova uno, lo leggerà prima di continuare con la scansione e seguirà le direttive riportate, in caso contrario, procederà con la scansione degli elementi che riuscirà a trovare sul sito.

Vediamo alcune configurazioni che possiamo ritrovare in un file robots:

Tutti i web crawlers possono scansionare il sito web.

User-agent: *
Disallow:

Tutti i web crawlers non possono scansionare il sito web.

User-agent: *
Disallow: /

Blocco di una cartella specifica (cartella01).

User-agent: *
Disallow: / cartella01 /

Blocco a un determinato BOT (Bingbot).

User-agent: *
Disallow:
User-agent: Bingbot
Disallow: /

Blocco a Googlebot alla scansione di una determinata cartella ma permesso a scansionare un elemento della cartella bloccata.

User-agent: Googlebot
Disallow: /blog/
Allow: /blog/post-01/

Blocco a tutti i BOT di file .pdf

User-agent: *
Disallow: /*.pdf$

Sitemap xml

La funzione della sitemap è quella di aiutare i motori di ricerca a scansionare e indicizzare i contenuti di un sito.
Se tutte la pagine di un sito fossero collegate in modo corretto, i web crawler sarebbero in grado di trovare la maggior parte delle pagine di un sito senza ricorrere alla sitemap.
La sua presenza è però altamente consigliata, pensiamo a un sito e-commerce con 50.000 prodotti, almeno che non vi fossero collegamenti interni perfetti e molti link esterni, il motore di ricerca avrebbe difficoltà a trovare tutte queste pagine.

Per tutti i CMS più utilizzati vi sono addons e plugin che servono per generare la sitemap:

Prestashop -> Sitemap xml pro Module
WordPress -> Google sitemap Generator
Joomla -> Estensioni Sitemap
Magento -> Google xml Sitemap
Drupal -> Sitemap
Opencart -> XML Sitemap Generator

Vi sono poi alcuni semplici tool che possono essere usati per generare Sitemap in formato XML:
XML-Sitemaps
MYSitemapGenerator

Sitemap HTML

Una sitemap HTML è fondamentalmente scritta per gli utenti, la sua funzione primaria è infatti quella di aiutare gli utenti a trovare facilmente le pagine. Non dobbiamo dimenticarci che i motori di ricerca solitamente premiano i siti facili da utilizzare, di riflesso migliorando l’esperienza di navigazione utenti, si potrebbe migliorare anche il nostro posizionamento.
Altra cosa, se linkiamo sul footer una pagina che porta alla nostra “Sitemap HTML” e in questa pagina andiamo a linkare le pagine del nostro sito, oltre agli utenti anche gli spider dei motori di ricerca potranno poi beneficiarne.

Sitemap HTML

Risorse per creare sitemap HTML con alcuni dei più conosciuti CMS:

WordPress -> HTML Sitemap
Prestashop -> Sitemap Generator for SEO (XML & HTML)

Usa Google Search Console

In questa guida SEO non si poteva non parlare di Google Search Console, cioè lo strumento che Google mette a disposizione dei webmaster per analizzare il sito e capire quali sono i problemi tecnici da risolvere. Chi lavora al posizionamento di un sito non può fare a meno di utilizzare questo strumento, per lavorare al miglioramento del posizionamento.
Quando ci si iscrive a Google Search Console (Qui) ci verrà richiesto di verificare la proprietà del sito, questa verifica potrà essere fatta seguendo diverse alternative possibili.

Iscrizione a Google Search Console

Tra le varie funzionalità presenti in GSC, vi segnalo:

Controllo URL -> Ricevi informazioni sulla versione di una pagina specifica indicizzata da Google, ad esempio errori nei dati strutturati e problemi d’indicizzazione, errori AMP. Sempre da qui è possibile richiedere l’indicizzazione di un URL
Sitemap -> Dove è possibile segnalare a Google la posizione della nostra mappa XML
Rendimento -> Qui abbiamo una visione d’insieme sullo stato del nostro sito: Clic, impressioni, CTR medio, posizione media, query, pagine, ecc.
Copertura -> Scopriamo le pagine del nostro sito che sono state indicizzate e quali sono gli eventuali problemi riscontrati durante l’indicizzazione stessa.
Usabilità sui dispositivi mobile -> Ci indica se vi sono, e quali sono,  le pagine che presentano problemi di usabilità quando sono visualizzate sui dispositivi mobili.
Link -> Vengono mostrati i siti che linkano il tuo sito.
Azioni manuali -> Se il sito è stato oggetto di penalizzazioni manuali, verranno segnalate in questa sezione, il tuo sito potrebbe non essere mostrato, in parte o in tutto, nei risultati di ricerca.

Ricordati che visualizzare i dati in Google Search Console è una cosa che ogni bravo consulente SEO fa quotidianamente.

Google My Business

Proseguiamo adesso la stesura di questa guida SEO, parando di Google My Business, lo strumento messo a disposizione di Google per supportare le attività e brand a livello locale. Quando parliamo di Google My Business, parliamo di Local SEO.

Attraverso le query di ricerca Google è capace di comprendere se stiamo ricercando una risposta a livello locale, esempio se cerchiamo “elettricista”, “farmacia”, “web agency”, vi è una buona probabilità che stiamo ricercando qualcosa in torno a noi e questo Google lo sa.

Attraverso Google My Business, Google da la possibilità di ottenere una visibilità a livello locale, vediamo come funziona.
Ci possiamo registrare a GMB gratuitamente e possiamo iniziare a inserire tutte le informazioni sulla nostra azienda compilando la scheda.

Scheda azienda google my business

 

Come ottimizzare la scheda in Google My Business?

  1. Compilare tutte le informazioni della nostra attività, non tralasciando nulla: Descrizione aziendale, orari di apertura, indirizzo, numeri telefonici, sito web, email, categoria merceologica (molto importante poiché permette a Google di categorizzare la nostra azienda nel giusto modo).
  2. Aggiungere una descrizione accurata, foto e video.
  3. Gestione delle recensioni, rispondiamo sempre a queste, sia se positive e a maggior ragione se negative.

Ma quali sono i criteri su cui si basa Google per posizionamento locale?

  1. Distanza. Se durante la ricerca, non viene menzionata nessuna località Google, riuscendo a individuare il target geografico potrebbe mostrare risultati locali.
  2. Pertinenza. Per questo è fondamentale curare la scheda in GMB. Permette a Google di comprendere al meglio la nostra attività e collegarla a richieste locali.
  3. I segnali locali. Sono considerati segnali local, per esempio, i link provenienti da siti locali, come testate locali o web directory locali.
  4. Le recensioni positive. Migliori saranno i feedback ricevuti, migliore potrà essere il nostro posizionamento.

Per iscriversi a Google My Business ->QUI

User Experience

Se parliamo di best practrice SEO non possiamo non parlare di User Experience (UE). Partiamo dal presupposto che la SEO si rivolge ai motori di ricerca mentre la UE agli utenti, ora vi sono dei punti in comune di un sito web tra questi due aspetti.

I titoli (H1, H2,…) indicano ai motori di ricerca e agli utenti il significato di una pagina o di un paragrafo.
La struttura del sito, parlavamo prima di architettura delle informazioni, serve anche questa sia lato SEO quindi ai motori di ricerca, sia lato UE quindi lato utente, poiché la giusta struttura, permette di trovare prima, con meno passaggi le giuste informazioni.

La User Experience è oggi strettamente legata a quanto detto sopra, cioè la navigazione mobile. Anche in questo caso gli utenti e Google devono essere in grado di trovare in un lasso di tempo breve le informazioni di cui necessitano.
Altro concetto legato alla UE è la velocità di navigazione e di risposta.

Velocità risposta server e caricamento pagine

La velocità di caricamento delle pagine di un sito web è oggi fattore SEO di una certa importanza. Un sito che carica le sue pagine molto lentamente difficilmente può piacere agli utenti e di conseguenza a Google.

Quasi in 50% degli utenti si aspettano che un sito carichi le proprie pagine in meno di 2 secondi.
Un codice poco pulito, CMS come WordPress con attivi tanti plugin, immagini pesanti non ottimizzate, sono alcune delle cause che possono rendere lento e poco performante un sito.

Come verificare se un sito è lento?
Ci sono alcuni strumenti che possiamo utilizzare per verificare la velocità di un sito, tra questi vi è anche il tool ufficiale di Google.

Come velocizzare un sito lento?
Un bravo programmatore, potrà lavorare alla pulizia del codice, fondamentale è poi un’analisi sulle immagini e dove richiesto un’ottimizzazione di queste.
Altro intervento può essere invece fatto sul server, molte volte le configurazioni standard dei server non è ottimale. Lavorare su una giusta configurazione di Apache può fare la differenza.
Non dimentichiamoci poi di lavorare sulla cache, quando lavoriamo sulla cache lavoriamo sulla memoria del browser.

Fai il SEO: Lavora per ottenere i migliori posizionamenti su Google

Ci vogliamo ora occupare in questa Guida SEO di capire come possiamo lavorare per ottenere migliori posizionamenti in Google,  migliori posizionamenti che se parliamo di e-commerce significano più vendite e di conseguenza maggior fatturato.

Analisi del settore e selezione delle parole chiave (Keyword)

La prima cosa che possiamo fare quando dobbiamo lavorare al posizionamento di un sito è un’analisi del settore, ci interessa capire a grandi linee quale è l’interesse nel tempo dato un determinato argomento, prodotto.
Attraverso strumenti come Google trend, possiamo farci una prima idea di quella che è la tendenza.

Subito dopo inizimo con il ricercare quali siano le parole chiave utilizzate dagli utenti per ricercare i nostri prodotti e servizi, questa attività ci permetterà di decidere quale sarà il nostro piano editoriale, la divisione dei nostri contenuti e l’alberatura del sito.
Non fossilizziamoci sulle singole parole chiave, quanto su quello che può essere l’intento di ricerca degli utenti.

Ci sono tantissimi tool che ci permettono di poter procedere con l’analisi delle parole chiave, eccone alcuni:

  1. Strumento di pianificazione delle parole chiave di Google (Per poter utilizzare questo strumento DEVI avere un account Google Ads .)
  2. Seoozoom
  3. Semrush
  4. Ubersuggest

Strumento ricerca parole chiave di Google

Utilizzare almeno uno di questi tool è fondamentale, il lavoro viene agevolato e si ottengono idee che in caso contrario sarebbe difficile cogliere.

Possiamo utilizzare un foglio di calcolo su Google drive per riportarci un primo elenco di parole chiave.

Conclusa la prima stesura dell’elenco, possiamo andare a suddividere le parole secondo l’intento di ricerca.

Nel caso delle “stampe su tela”:

  • Keyword transazionali: “stampa su tela prezzi”, “foto su tela offerte”, …
  • Keyword informative: “come realizzare una stampa su tela”, …
  • Keyword navigazionali: “stampa su tela + nome brand”, …

Questa analisi, che può durare anche giorni, risulterà fondamentale, poiché sarà anche il punto di partenza per decidere come verrà strutturato il nostro sito.

Analisi della concorrenza online

E’ importante sapere con chi entreremo in competizione, quindi sarà fondamentale procedere con un’analisi dei nostri competitor.

Per capire chi sono, possiamo procedere con l’analizzare i risultati in serp rispetto alle keyword selezionate.
Il mio consiglio è quello di utilizzare una nuova finestra del browser in incognito per ottenere risultati non condizionati da ricerche precedenti, ma ancora meglio sarebbe utilizzare strumenti come quelli sopra citati che ci mostrano, rispetto alla singola parola chiave i risultati della serp.

Lista analisi dei competitor

 

Questo tipo di analisi ci servirà per capire se la serp è scalabile, cioè se abbiamo buone possibilità (se si lavorerà bene), di piazzarci nei primi risultati.
La nostra finalità sarà quella di capire la strategia adottata dai competitor e se possibile andarla a migliorare per riuscire a scalare la serp.
L’analisi dei competitor potra portarci via anche molto tempo, poiché un’analisi accurata, deve analizzare sia elementi on site che elementi off site, quindi legati al profilo di link e menzioni ricevute.

Questa guida SEO, prosegue ora con due parti molto importanti, l’ottimizzazione on site e l’ottimizzazione off site.

Ottimizzazione On Site

Completata l’analisi delle parole chiave e l’analisi dei competitor, possiamo procedere con l’ottimizzazione on site.
La giusta architettura delle informazioni, contenuti unici e approfondimenti, schede prodotto dettagliate, sono tutti elementi che possono fare la differenza.
La finalità di Google e quella di offrire le risposte giuste e dare agli utenti valore, ecco, noi dobbiamo essere capaci di fornire queste cose a Google se vogliamo posizionarci.
Trattiamo ogni argomento in modo approfondito, nel tempo se ci rendiamo conto che qualcosa manca aggiungiamolo, se regaliamo valore riceveremo ancora più valore.

Ricordiamoci che un buon contenuto deve essere accompagnato da tutte quelle che sono le best practice SEO viste in precedenza:

Non dimentichiamoci di:

  • Scrivere il tag title giusto, questo dovrà contenere la parola chiave principale dell’argomento trattato
  • Scrivi una description che porti l’utente a fare click e che sia una sorte di riassunto dell’argomento trattato per aiutare il motore di ricerca nella comprensione
  • Usa un solo tag H1, anche questo contenente la parola chiave principale
  • Usa altri tag H2, H3, … per migliorare la leggibilità del testo
  • Usa un URL “parlante”
  • Inserisci nella pagina immagini ottimizzate e usa gli ALT
  • Non sovraottimizzare, cioè non esagerare nel ripetere troppe volte la parola chiave per la quale vuoi ottimizzare la pagina
  • Fai in modo che la tua pagina riceva anche link da altre pagine del tuo sito
  • Controlla che la tua pagina sia richiamata nella sitemap
  • Esegui un test sulla velocità di caricamento della pagina

Ottimizzazione Off Site

Altro fattore da non sottovalutare per poter ottenere buoni posizionamenti è l’ottimizzazione off site. I backlink che riceviamo da altri siti sono fattore SEO di grande importanza, perché insieme ad altri fattori, rappresentano uno dei segnali di cui tengono conto i motori di ricerca per determinare i posizionamenti in serp.
Non tutti i link sono uguali per Google, quando si parla di backlink non si fa riferimento solo a un fattore quantitativo, quanto qualitativo. Quindi, meglio ricevere dieci backlink da siti “vicini” al tema del nostro sito che presentano un buon trast che ricevere 30 backlink da siti generici con trast mediocre.
L’attività di acquisizione di backlink va attentamente pianificata, diventa necessario pensare a un piano di Digital PR che nel tempo ci faccia acquisire, con gradualità, nuovi link di qualità in entrata.

Diventa fondamentale l’analisi sul profilo di backlink dei principali competitor, per capirne la strategia e cogliere opportunità interessanti.

Anche in questa situazione ci sono dei tool che ci permettono di svolgere questa attività al meglio:

Le penalizzazioni

Se non si seguono le regole di Google, si potrebbe incorrere in quelle che sono chiamate penalizzazioni.
Ci sono due diverse tipologie di penalizzazioni:

  1. Penalizzazioni manuali
  2. Penalizzazioni algoritmiche

Le prime sono date dal team antispam di Google e vengono segnalate all’interno della GSC. Le penalizzazioni manuali, possono riguardare un intero sito o solo parte di esso e portano all’esclusione dalla serp dell’intero sito o parte di esso.
Le seconde sono invece frutto di un automatismo e non vengono segnalate in GSC.
Anche se questa seconda tipologia di penalizzazione non viene segnalata, vi sono comunque alcuni indicatori che non sfuggiranno a un bravo consulente SEO, per esempio, il brusco calo del traffico legato ad alcune parole chiave.

Una penalizzazione algoritmica è dovuta ad aggiornamenti dell’algoritmo di Google. I diversi algoritmi, valutano qualità, contenuti e profilo di backlink.
Due gli algoritmi più famosi: Panda e Penguin.
Il primo si basa sulla qualità del sito e dei suoi contenuti, mentre il secondo si concentra sulla qualità e tipologia dei link.

Quanto possono durare le penalizzazioni?

La durata della penalizzazione manuale, prosegue fino a quando non informiamo Google tramite Search Console che il o i problemi sono stati risolti. Per le penalizzazioni algoritmiche, la rimozione del filtro avverrà in modo automatico, dopo che Google avrà scansionato il sito senza rilevare nuovamente la problematica.

Per le penalizzazioni manuali dovrai:

  1. Leggere con attenzione le motivazioni della penalizzazione
  2. Intervenire sul problema
  3. Inviare una richiesta di riconsiderazione, utilizzando sempre Search Console

Messaggio penalizzazione manuale per link in Search Console

Scarica la guida SEO in formato pdf


Gianluca

Sono un consulente SEO, advertising e affiliate marketing. Lavoro per far crescere e-commerce e portali dedicati alla generazione di contatti commerciali (lead generation). Ho operato, in proprio e per conto di agenzie, nel settore food e non food, prodotti personalizzati, automotive, energia, servizi finanziari, trasporti, turismo, sia in ambito B2C che B2B --> CHI SONO
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